Sventato a Augusta il tentativo di introdurre droga e telefoni con un drone in carcere
La Polizia Penitenziaria ha intercettato un drone che tentava di consegnare un pacco con stupefacenti e cellulari al carcere di Augusta.
La Polizia Penitenziaria ha sventato nella serata di ieri a Augusta un tentativo di introduzione di materiale illecito nell'istituto penitenziario: un drone è stato intercettato intorno alle ore 20 mentre sorvolava il padiglione detentivo tentando il rilascio di un involucro dall'esterno del perimetro.
Gli agenti in servizio hanno rilevato la presenza sospetta del velivolo a pilotaggio remoto e hanno immediatamente attivato le procedure di sicurezza, riuscendo a recuperare il pacco prima che potesse essere preso dai detenuti. Il drone non è stato abbattuto e, al momento, i responsabili del pilotaggio non sono stati identificati, malgrado la collaborazione delle forze dell'ordine esterne.
All'interno dell'involucro sequestrato sono stati rinvenuti un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti, telefoni cellulari e oggetti rudimentali non consentiti. Gli investigatori parlano di un tentativo strutturato di introdurre materiale illecito all'interno dell'istituto.
Il ritrovamento ha messo in luce l'efficacia delle misure adottate sul posto: secondo la polizia penitenziaria, la prontezza e la professionalità del personale hanno impedito che il piano andasse a segno. "Nonostante la carenza di organico e le difficoltà operative, la professionalità del personale ha impedito che il piano andasse a segno", ha dichiarato Salvino Marino, delegato nazionale della Confederazione Sindacale Con.si.pe, che ha richiamato l'attenzione sull'evoluzione delle modalità utilizzate per eludere i controlli penitenziari.
Sviluppi e richieste
Sulle modalità di intervento è stata avviata una verifica: il materiale sequestrato è stato posto sotto sequestro e le indagini sono in corso per risalire ai piloti del drone e alla sua provenienza. La vicenda ha rilanciato le istanze sindacali per l'adozione di sistemi anti-drone più avanzati e per un rafforzamento degli organici, tesi ribadita da rappresentanti del personale.
L'episodio conferma, secondo investigatori e sindacati, l'evoluzione delle tecniche impiegate per introdurre materiale proibito negli istituti penitenziari; le autorità competenti proseguono le attività investigative per chiarire responsabilità e collegamenti esterni.
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