Tribunale di Siracusa: sanzionato avvocato per citazioni generate senza verifiche dall'IA

Sentenza 338/2026: il giudice condanna l'uso acritico di modelli linguistici che hanno prodotto precedenti inesistenti.

18 marzo 2026 10:29
Tribunale di Siracusa: sanzionato avvocato per citazioni generate senza verifiche dall'IA -
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Il Tribunale di Siracusa, con la sentenza 338 del 20 febbraio 2026, ha inflitto una sanzione processuale a un avvocato di Milano per aver inserito in una memoria difensiva quattro presunti precedenti di Cassazione risultati inesistenti o difformi. Il collegio ha ritenuto più plausibile l'impiego di strumenti di intelligenza artificiale generativa senza il necessario controllo delle fonti, e ha disposto anche il pagamento delle spese di lite.

Il caso riguarda una controversia civile su un contratto di sublocazione: l'avvocato aveva citato quattro sentenze di Cassazione con passi virgolettati che, a seguito di verifica, non sono stati rintracciati. Il Tribunale ha controllato le pronunce tramite il CED della Cassazione e le banche dati in uso alla magistratura, accertando che in diversi casi i brani citati non comparivano negli atti esistenti e che alcune decisioni erano addirittura su materie estranee alla controversia. I giudici hanno parlato di 'massime costruite ex novo', formalmente plausibili ma senza riscontro in pronunce reali.

Dettagli della motivazione

Nelle motivazioni il Tribunale si sofferma sul funzionamento dei modelli linguistici generativi, ricordando che non sono banche dati giurisprudenziali ma strumenti capaci di produrre testo statisticamente plausibile. Il giudice evidenzia il fenomeno delle cosiddette "allucinazioni" — la generazione di contenuti falsi o inesistenti — e afferma che non si è trattato di un mero errore materiale né di un problema delle banche dati professionali, ma di contenuti creati senza riscontro. Per i magistrati oggi è esigibile da un operatore del diritto la piena consapevolezza del rischio e l'obbligo di verificare ogni citazione sulle fonti primarie prima di inserirla in un atto.

Il Tribunale qualifica l'utilizzazione acritica dell'IA, senza riscontro dei contenuti prodotti, come una condotta di colpa grave. Tale qualificazione ha motivato la misura sanzionatoria adottata nei confronti del professionista, con riferimento sia alla correttezza processuale sia alla tutela dell'affidamento delle parti e del corretto funzionamento del giudizio.

Implicazioni per la professione legale

La sentenza solleva questioni pratiche e deontologiche: l'obbligo di verifica delle fonti primarie si conferma stringente e si estende, secondo il Tribunale, anche al controllo degli output prodotti da strumenti automatizzati. Il provvedimento segna un punto di attenzione per avvocati e professionisti che integrano l'IA nel lavoro quotidiano, indicando che l'adozione di tali strumenti richiede procedure di controllo interno, accuratezza e documentazione delle verifiche.

Il caso è destinato a entrare nel dibattito più ampio su responsabilità professionale, formazione e possibili linee guida per l'uso dell'IA in ambito giuridico. Pur senza intervenire su eventuali sanzioni disciplinari, la decisione fornisce un precedente pratico in cui la motivazione giudiziale riconosce esplicitamente il rischio delle 'allucinazioni' dei modelli linguistici e ne deduce conseguenze operative per gli operatori del diritto.

La vicenda, tra i primi casi locali in cui l'uso scorretto dell'IA entra in modo così netto nella motivazione di una sentenza, potrebbe ora alimentare riflessioni e iniziative oltre i confini del foro siracusano, influenzando prassi, formazione e regolamentazione professionale in tema di verifica delle fonti e affidamento sugli strumenti digitali.

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