Il percorso artistico che pochi conoscono nato per dialogare con il paesaggio siracusano

Nel parco delle sculture di Siracusa arte contemporanea e memoria antica convivono, con una curiosità sorprendente nascosta nel percorso.

17 gennaio 2026 18:00
Il percorso artistico che pochi conoscono nato per dialogare con il paesaggio siracusano - Foto: Davide Mauro/Wikipedia
Foto: Davide Mauro/Wikipedia
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Il parco delle sculture di Siracusa non è uno di quei luoghi che si impongono con rumore o monumentalità. È più sottile, quasi timido. Ci si arriva attraversando una zona che sembra uguale a tante altre, poi all’improvviso il paesaggio cambia: gli ulivi si aprono, la luce si spezza sulle installazioni e tutto acquista un ritmo diverso. È un posto che non si visita soltanto, ma che si attraversa lasciandosi guidare da ciò che non si conosce ancora. Qui l’arte contemporanea non è esposta: convive con la terra, con la pietra, con il passato millenario della città.

Un percorso artistico nato per dialogare con il paesaggio siracusano

Il parco prende forma grazie a un progetto voluto dalla Fondazione Inda, che ha deciso di trasformare quest’area in un museo all’aperto dove scultori italiani e internazionali potessero confrontarsi con un luogo intriso di storia. Il risultato è un percorso che non segue un ordine rigido, ma si lascia esplorare. Le opere sembrano emergere dal terreno, come se la natura le avesse accolte una a una, trovando a ciascuna il suo posto.

Il forte elemento distintivo del parco sta nel legame con il contesto: Siracusa, con la sua stratificazione culturale, la luce intensa e la presenza dei teatri antichi, offre un terreno fertile per un dialogo che cresce anno dopo anno. I materiali scelti per le sculture – ferro, pietra, legno, resine – non interrompono il paesaggio, ma lo prolungano. Alcuni lavori cambiano aspetto con le stagioni, altri rivelano dettagli solo in certe ore del giorno, quando il sole li colpisce di sbieco. Si ha l’impressione che ogni opera abbia un suo respiro, qualcosa che muta lentamente e che richiede tempo per essere colto davvero.

Un museo all’aperto che unisce memoria e contemporaneità

Chi percorre il parco avverte subito l’intenzione che ne ha guidato la creazione: non costruire un contenitore, ma lasciare che le opere entrassero nella quotidianità del luogo. La vicinanza con l’area del teatro greco e della Neapolis mette in dialogo epoche distanti, creando un contrasto che non è mai stridore, ma continuità. Il visitatore si muove tra passato e presente senza percepire stacchi netti.

A rendere il parco così particolare è anche la scelta di non spiegare tutto in modo didascalico. Chi arriva qui deve osservare, interpretare, collegare. È un luogo che invita a rallentare, a guardare dove si mettono i piedi, a seguire l’ombra di un ulivo fino a scoprire un’opera nascosta dietro un muretto di pietra bianca. Il silenzio che accompagna la visita non è mai vuoto: è parte integrante dell’esperienza, un elemento che completa le sculture e che restituisce al visitatore un modo diverso di vivere l’arte.

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