Il monumento di Siracusa e la curiosità inattesa che rivela un passato dimenticato
A Siracusa il monumento ai caduti d’Africa custodisce una storia complessa e una curiosità poco nota che cambia il modo di guardarlo.
Il monumento ai caduti d’Africa di Siracusa è una presenza che sorprende fin dal primo sguardo. Si trova nel quartiere della Borgata, inserito in uno spazio urbano che sembra fatto apposta per accoglierlo, ma la sua storia va molto oltre la semplice funzione commemorativa. Questa opera nasce come simbolo di memoria per i soldati italiani caduti nelle campagne africane del Novecento, ma la sua struttura racconta molte più cose di quelle che si percepiscono a prima vista. Camminando intorno al basamento, tra i volumi imponenti e le forme rigorose, si avverte quasi il peso del tempo e della stagione politica che lo vide nascere.
Una costruzione nata in un clima storico complesso
Il monumento venne realizzato negli anni Trenta, in un periodo segnato da un forte impulso propagandistico che lasciò tracce evidenti in molte città italiane. Anche Siracusa vide sorgere edifici e simboli che rispondevano a quel linguaggio architettonico, fatto di linee severe, scelte monumentali e materiali destinati a durare. L’opera dedicata ai caduti d’Africa assume proprio queste caratteristiche: un grande basamento, una colonna imponente e una statua che sovrasta l’intero complesso con un gesto fermo e deciso. La figura femminile, che rappresenta l’Italia, tiene nella mano sinistra una corona d’alloro, il simbolo per eccellenza del sacrificio e della vittoria. La scelta di collocarla su un piedistallo così alto rende la scena ancora più drammatica e mette in risalto il legame tra la città e i suoi caduti.
All’epoca della costruzione, questo tipo di monumenti aveva un valore che oggi può essere difficile da interpretare senza il contesto storico. Oggi, invece, l’opera si legge come un elemento di memoria pubblica: non più come simbolo di un’epoca politica, ma come testimonianza concreta delle vite spezzate e del significato che quel sacrificio ha avuto per molte famiglie siciliane.
Un luogo che Siracusa ha imparato a riscoprire
La posizione non è casuale: l’area in cui sorge il monumento era una zona in espansione, vicina al porto e al tessuto popolare della città, cioè proprio quel mondo che le guerre toccarono più da vicino. Negli anni, la comunità siracusana ha riscoperto il valore del memoriale, che oggi non viene più osservato attraverso la lente della propaganda, ma come parte integrante del percorso di crescita civile della città. Tra restauri e momenti commemorativi, il monumento ai caduti d’Africa è diventato uno spazio in cui il passato dialoga con il presente, senza retorica e senza giudizi, ma con la consapevolezza che la memoria, per essere utile, deve essere guardata in modo onesto.
Le superfici in pietra, la verticalità della colonna e il gesto della statua creano un’atmosfera che costringe a fermarsi, anche solo per un istante. Chi passa di qui ogni giorno spesso non lo nota più, ma basta osservare con un po’ di attenzione per capire quanto la struttura sia più ricca e complessa di quanto sembri.
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